Biblioteca (lettura pubblicata dalla BBT the bhaktivedanta book trust international)



Ritorno a Krishna

La rivista del movimento Hare Krishna

volume 3 n. 11

novembre 1991

Dio è luce. L'illusione è tenebre. Dove c'è Dio non c'è illusione.















Sua Divina Grazia A. C. Bhaktivedanta Swami Prabhupada

Fondatore Acarya dell'Associazione Internazionale per la Coscienza di Krishna

Srila Prabhupada arrivò dall'India in Occidente nel 1965, all'età di sessantanove anni, per soddisfare la richiesta del suo maestro spirituale: insegnare la Coscienza di Krsna in Occidente.
In dodici anni ha pubblicato più di settanta volumi di traduzione e commenti degli antichi testi classici vedici.
I suoi libri, ora disponibili anche nella versione italiana e in altre cinquanta lingue, sono stati adottati come testi di studio nelle maggiori università del mondo.
Viaggiando in Europa, America, Australia, Asia e Africa, Srila Prabhupada ha strutturato questo movimento in una confederazione mondiale di asrama, scuole, templi, centri culturali e comunità agricole.
Ha lasciato questo mondo nel 1977 a Vrndavana, in India, il luogo più caro a Sri Krsna.
I suoi discepoli portano avanti il movimento a cui egli ha dato vita.















La Rivista del Movimento Hare Krishna

RITORNO
A KRISHNA

FONDATA NEL 1944

FONDATORE (sotto la direzione di
Sua Divina Grazia Sri Srimad
Bhaktisiddhanta Sarasvati Prabhupada)
Sua Divina Grazia
A. C. Bhaktivedanta Swami Prabhupada

DIRETTORE RESPONSABILE:
Alida D'AmbrosioAli Krsna devi dasi

REDATTORE CAPO:
Parabhakti devi dasi

PROOF READING:
Gopi Priya devi dasi

TRADUZIONI:
bhaktin Nicoletta, bhaktin Rossana

COMPOSIZIONI:
Ananga Manjari dasi

AMMINISTRAZIONE:
Nimai Pandita dasa

SERVIZIO ABBONAMENTI:
Dananistha devi dasi

PRONUNCIA. La translitterazione dei termini sanscriti contenuti in questa rivista è stata eseguita secondo un metodo adottato internazionalmente. La a si pronuncia a chiusa. La a si pronuncia a, aperta e lunga. La i si pronuncia i lunga. La u si pronuncia u lunga. La j si pronuncia g dolce. La r si pronuncia ri. La s si pronuncia sc (come in scena), altrettanto s ma più sibilante. La h è sempre aspirata. Krsna si pronuncia Krishna (il suono sc è dolce); Caitanya si pronuncia "Ciaitanya".

NOMI SPIRITUALI. I membri dell'I.S.K.CON., l'Associazione Internazionale per la Coscienza di Krsna, ricevono uno dei nomi di Krsna o di un Suo grande devoto seguito dal suffisso dasa (dasi per le donne) che significa "servitore". Per esempio il nome Krsna dasa significa "servitore di Krsna".

ABBONAMENTI. RITORNO A KRISHNA esce tutti i mesi escluso agosto. Per informazioni sugli abbonamenti scrivere a:
B.B.T. Italia  Ufficio Abbonamenti - Strada Bonazza 12
50028 Tavarnelle Val di Pesa FI
Tel. 055/8076414, Fax 055/8076630

© Bhaktivedanta Book Trust  Tutti i diritti riservati

RITORNO A KRISHNA  Pubblicazione mensile registrata presso il tribunale di Milano n° 199 del 13/03/89

VOL. 3 N. 11 - novembre 1991

Bhaktivedanta Book Trust Italia

Strada Bonazza 12  50028 Tavarnelle Val di Pesa - FI

FOTOLITO: F.C.M.  Marcallo Con Casone (MI)

STAMPA: Grafiche Cometa - Magenta










CALENDARIO VAISNAVA
Sri Gaurabda 505  1991/92 d. C.

Novembre

2 sabato, Rama Ekadasi
5 domenica, Dvadasi
7 giovedì, Govardana Puja, Go Puja, Go Krda
digiuno fino a mezzogiorno
10 domenica, Scomparsa di Srila Prabhupada
digiuno fino a mezzogiorno
14 giovedì, Gopastami, Gosthastami. Scomparsa di Gadadhara Gosvami, Dananjaya Pandita e Srinivasa Acarya
17 domenica, Scomparsa di Gaura Kisora, digiuno fino a mezzogiorno
18 lunedì, Utthana Ekadasi
21 giovedì, Krsna Rasayatra. TulsiSalingram Vivaha










VOL. 3, N° 11

EGOISMO ILLUMINATO
Una lezione di Sua Divina Grazia Srila Prabhupada

L'OSSERVATORE VEDICO
Commenti a fatti e avvenimenti del nostro tempo.

IL PRIMO TRA I RE
La Storia del re Prtu che seppe riportare la prosperità sulla Terra

Libri
SRIMAD-BHAGAVATAM
Continua la pubblicazione del più grande classico della spiritualità tradotto da Sua Divina Grazia A. C. Bhaktivedanta Swami Prabhupada.

EKADASI
Le ragioni spirituali per rispettare questo giorno speciale

MONDI SOTTILI
La realtà che non si vede e non si tocca

I dialoghi di Srila Prabhupada
VEDERE DIO

LA FESTA DELLA DOMENICA

CANTATE HARE KRSNA E SIATE FELICI



IN COPERTINA: Sri Krsna in uno dei suoi divertimenti















Ritorno a Krishna, la rivista mensile dell'Associazione Internazionale per la Coscienza di Krishna. Quando Srila Prabhupada fondò questa associazione a New York nel 1966 spiegò gli obbiettivi che si prefiggeva:
1. Diffondere sistematicamente la conoscenza spirituale in tutta la società ed insegnare a tutti le tecniche della vita spirituale per bilanciare lo scompenso dei valori del mondo attuale e raggiungere una pace e un'unità reali.
2. Diffondere la Coscienza di Krsna così come viene rivelata dalla Bhagavad-gita e dallo Srimad-Bhagavatam.
3. Far sì che i membri dell'associazione siano più vicini tra loro e più vicini a Krsna, l'Essere Supremo, promuovendo così l'idea, tra i membri e il resto dell'umanità, che ogni anima è una particella infinitesimale qualitativamente uguale a Dio, Krsna.
4. Insegnare e incoraggiare il movimento del sankirtana, il canto congregazionale dei Santi Nomi di Dio, Krsna, come ci ha rivelato nei Suoi insegnamenti Sri Caitanya Mahaprabhu.
5. Costruire per i membri e la società un luogo santo dedicato ai divertimenti e alla personalità di Sri Krsna.
6. Unire i membri per insegnare un stile di vita più semplice e naturale.
7. Pubblicare e distribuire periodici, libri e altri scritti per raggiungere gli obbiettivi sopraelencati.














"Non posso essere soddisfatto che servendo me stesso: ma io chi sono...

EGOISMO ILLUMINATO

Uno dei primi discorsi di Srila Prabhupada in America, New York, 26 luglio 1966.



Cantare il mantra Hare Krsna significa cetodarpanamarjanam, cioè pulire lo specchio della nostra mente dalla polvere materiale. L'intera processo consiste nel togliere la polvere che abbiamo accumulato con le nostre attività materialiste, e quindi far rivivere la nostra coscienza spirituale, la Coscienza di Krsna. Il metodo per far rivivere la nostra Coscienza di Krsna si può studiare nella Bhagavad-gita. Non c'è bisogno di aiuti ulteriori. La Coscienza di Krsna è già in voi anche se assopita. E' intrinseca al nostro essere, di conseguenza bisogna semplicemente rievocarla attraverso il canto.
Nityasiddha Krsna prema sadhya kabhu naya: la coscienza di Krsna è eterna. I devoti di Krsna non vogliono imporre qualcosa di superfluo. No. La Coscienza di Krsna è dentro di voi. E' in tutti gli esseri viventi  proprio tutti  umani e non. Quando Sri Caitanya attraversò la jungla cantando Hare Krsna Hare Krsna Krsna Krsna Hare Hare/ Hare Rama, Hare Rama Rama Rama Hare Hare le tigri, gli elefanti, i cervi e gli altri animali della foresta si unirono a lui. Questo canto è estremamente attraente. Naturalmente l'attrazione dipende dalla purezza di cuore di chi canta. Facendo progressi con questo sistema, i nostri cuori si liberano dalla sporcizia che deriva dal contatto con la materia. Se perfino gli animali possono essere attratti da questo mantra, figuriamoci gli esseri umani. Quindi, nella Bhagavad-gita (4.19), Krsna ci istruisce su come far entrare la Coscienza di Krsna nella nostra vita pratica. Dice:

yasya sarve samarambhah
kamasankalpavarjitah
jnanagnidagdhakarmanam
tam ahuh panditam budhah

"Colui che agisce libero da ogni desiderio di gratificazione dei sensi è considerato fermamente situato nella conoscenza. Di lui i saggi affermano che il fuoco della conoscenza perfetta ha ridotto in cenere le conseguenze dei suoi atti".

Yasya sarve samarambhah. Non si tratta di rinunciare a compiere il proprio dovere, o di bloccare il processo generale delle attività materiali. Non è questa la nostra missione. Ma dobbiamo fare tutto in modo cosciente di Krsna. E' facile capirlo. Tutti hanno una vocazione nella vita. Ma qual'è la nostra coscienza, la nostra motivazione? Lavoro per mantenere la famiglia, per mantenermi, oppure per soddisfare lo "stato", o soddisfare qualcun'altro". Queste sono le nostre motivazioni. E nessuno ne è libero. Quindi si tratta solo di modificarle. D'abitudine agiamo pensando di voler soddisfare noi stessi o qualcuno. Questo tipo di coscienza dovrebbe essere sostituita con la Coscienza di Krsna, e dovremmo pensare e cercare di soddisfare Krsna. Tutto qui. Per questo Krsna dice yasya sarve samarambhah: "Qualsiasi attività tu stia compiendo, continua, ma non farti coinvolgere da kama. Kama significa desiderio, gratificazione. La parola sanscrita kama significa "lussuria" e "desiderio per la gratificazione dei sensi". Quindi Krsna raccomanda: "Non agire per la gratificazione dei sensi, per soddisfare la tua lussuria o per appagare i tuoi desideri". Questa è la cosa essenziale. Tutti gli insegnamenti della Bhagavad-gita sono basati su questo principio. Arjuna voleva soddisfare i propri sensi evitando di combattere contro l'esercito nemico composto da suoi parenti; non voleva combattere e quindi era necessario che Krsna lo istruisse attraverso la Bhagavad-gita. Arjuna voleva far contenti i propri parenti rinunciando al regno, potremmo pensare che fosse molto buono. Ma Krsna non era d'accordo perché ciò che spingeva Arjuna era il desiderio di soddisfare i propri sensi. Apparentemente può sembrare buono. Ma se si agisce per soddisfare i propri sensi è kama, lussuria. In questo verso della Bhagavad-gita si spiega che si può fare tutto. Non c'è niente di male. Qualsiasi lavoro facciate, non sarà necessario cambiarlo. E' solo la coscienza a dover cambiare. Tutto qui.
Come si fa a cambiarla? jnanagni-dagdhakarmanam. Per cambiare la nostra attuale conoscenza in Coscienza di Krsna è necessaria la conoscenza. Quale conoscenza? La consapevolezza di essere una sono parte infinitesimale di Krsna, non differente da Krsna. Parte dell'energia superiore di Krsna. Questa è conoscenza. La vera conoscenza non consiste nel capire come è stato costruito questo registratore. Questo tipo di conoscenza tecnica non è vera conoscenza. Naturalmente per lavorare la conoscenza tecnica è necessaria, ma è solo temporanea. Vera conoscenza significa comprendere, essere convinti, di essere una parte infinitesimale di Krsna, Dio. (Quando dico Krsna, mi riferisco al Signore Supremo, la Verità Assoluta. Krsna è la parola tecnica per indicare la Verità Assoluta, Dio, la Persona Suprema, il tutto, il piacere totale, l'attrazione suprema. Questo significa Krsna).
Quindi, noi siamo tutti parti infinitesimali del piacere Supremo, Krsna. E poiché sono un frammento di Krsna, il mio piacere, la mia felicità dipendono dal servizio a Krsna. Proprio come la mano e il corpo. La mia mano può provare piacere sino a quando è attaccata al corpo. La mia mano può provare piacere quando serve il mio corpo. Non prova piacere nel servire il tuo. I miei sensi sono soddisfatti quando sono utilizzati a mio favore e non a favore di qualcun'altro. Questa è la filosofia. Non posso essere soddisfatto che servendo me stesso. Ma quel me non so cosa sia. Quel me è Krsna. E' Krsna perché noi siamo Sue parti infinitesimali. Ricordatelo sempre: noi siamo parti infinitesimali di Krsna. Nel quindicesimo capitolo della Bhagavadgita (15.7) Krsna dice: "Tutti gli esseri viventi sono miei frammenti eterni. Ma sono separati da me per via del contatto con la materia".
Quindi lo scopo principale della Coscienza di Krsna è di riunirci al Signore. Al momento ne siamo separati, e dobbiamo far in modo di tornare da Lui. Questa è la sostanza della Coscienza di Krsna, ed è dentro di voi perché voi originariamente ed eternamente siete parti del Signore Supremo. Noi cerchiamo artificialmente di dimenticarcene, cerchiamo di vivere in maniera autonoma, ma è impossibile. Noi non siamo autonomi. Se cerchiamo di vivere indipendentemente da Krsna, dipenderemo dall'influenza della natura materiale. Per esempio, se penso di essere indipendente dalle leggi dello Stato in cui risiedo, capiterò senz'altro nella sfera d'influenza delle forze dell'ordine. In ogni caso sarò legato da qualcosa. Quindi l'errore è questo: tutti cercano di diventare indipendenti. Questa è maya, l'illusione. La conoscenza consiste nel comprendere che nessuno è indipendente da Krsna. Sempre nella Bhagavad-gita (5.29) Krsna dice:

bhoktaram yajnatapasam
sarvalokamahesvaram
suhrdam sarvabhutanam
jnatva mam santim rcchati

Poiché i saggi Mi conoscono come il fine ultimo di tutti i sacrifici e di tutte le austerità, il Signore Supremo di tutti i pianeti e di tutti gli esseri celesti, l'amico e il benefattore di tutti gli esseri viventi, trovano il termine delle sofferenze materiali.
La gente vuole la pace ma non sa come raggiungerla. Le Nazioni Unite da più di vent'anni stanno cercando inutilmente di raggiungere questo obbiettivo. Non conoscono la formula della Bhagavad-gita.
Krsna dice: "Sono il proprietario di ogni cosa. Qualunque cosa tu faccia, Io sono il beneficiario ultimo. Io prendo i risultati". Per esempio, un operaio lavora in una fabbrica, ma il proprietario chi è? Il padrone. Noi pensiamo di lavorare per noi, ma sbagliamo. Coscienza di Krsna significa comprendere che il beneficiario di tutto è Krsna, il Signore Supremo. Questo è il fuoco della conoscenza perfetta.
Pensate agli impiegati, ce ne sono migliaia, ma sono tutti consci che qualsiasi profitto ci sia, appartiene al proprietario. In questo modo c'è pace. Ma appena uno pensa: "Ci sono un sacco di soldi, sono miei" cominciano i problemi. Così se pensiamo di essere ricchi, di avere un conto in banca e di usarlo per gratificare i sensi questa è kama la lussuria. Ma se invece capiamo che tutto appartiene a Krsna, allora sono libero. Avremo gli stessi soldi (in custodia), non importa, ma se pensate di esserne i proprietari, siete sotto l'influenza di maya. Tutto il mondo dovrebbe aspirare a questa coscienza. Allora ci sarà la pace. Se volete la vera pace, bisogna seguire le istruzioni di Krsna nella Bhagavadgita.
Cerchiamo sempre di essere amici della famiglia, della società... e di servirli, ma è un errore. Il vero amico è Krsna e bisogna lavorare per Lui.
Come? Se volete veramente fare davvero qualcosa di buono per la vostra famiglia, cercate di far diventare tutti coscienti di Krsna. La vostra vita sarà un successo.
Se li aiuterete in altri modi, senza coscienza di Krsna, non li servirete, anzi, peggiorerete la situazione, perché nulla di materiale potrà mai aiutare vostra moglie e i vostri figli. Nessuna conoscenza materiale risolverà mai i loro problemi. Molti non sanno qual è il vero problema. Il vero problema è janmamrtyujara-vyadhi: nascita, malattia, vecchiaia e morte. Lo Srimad-Bhagavatam (5.5.18) dice che "Non bisognerebbe diventare padre o madre a meno che non si sia in grado di salvare i propri figli dalle grinfie nella natura materiale". Come farlo? Con la coscienza di Krsna. Se sei un padre responsabile e sei cosciente di Krsna, il tuo dovere sarà di pensare che per queste creature innocenti che ora giocano in casa tua, questa vita dev'essere l'ultima fase della trasmigrazione da un corpo all'altro. Di conseguenza educherai i bambini in modo che, dopo questa vita, non rientrino più nel ciclo di nascite e morti. Questa è Coscienza di Krsna.
Ciò significa che dovete diventare così esperti da poter aiutare anche i vostri figli. Solo allora potrete aiutare anche la vostra nazione, potrete aiutare la società. Se siete ignoranti voi, come potete aiutare gli altri? Se fossimo tutti qui legati, per quanto io volessi liberarvi, non mi sarebbe possibile: dovrei avere le mani libere per poter slegare i nodi. Quindi, per liberare gli altri, bisogna essere liberi. Ed essere coscienti di Krsna significa essere uomini liberi. Non c'è altro modo.
La Bhagavadgita (7.14) dice: "Questa mia energia divina, costituita dalle tre influenze della natura materiale, è difficile da superare. Ma chi si abbandona a Me, ne varca facilmente i limiti". Tutti subiscono il fascino della natura materiale, maya. Nessuno ne è libero. Ma maya non può nulla su chi si è abbandonato a Krsna. Maya non può toccarlo. Maya è come i bue, ma se si sta al sole, non c'è problema. Krsna è come la luce del sole. Appena ci si mette davanti a Lui, il bue scompare, e appena si diventa coscienti di Krsna, scompare l'illusione.
Quindi dobbiamo istruirci. Nel decimo capitolo della Bhagavadgita (10.8) troverete Krsna che spiega cos'è un uomo budha, istruito:

aham sarvasya prabhavo
mattah sarvam pravartate
iti matva bhajante mam
budha bhavasamanvitah

"Io sono la fonte di tutti i mondi, spirituali e materiali. Tutto emana da Me. I saggi che conoscono perfettamente questa verità Mi servono con devozione e Mi adorano con tutto il cuore".

Budhah: chi è istruito, chi ha veramente buon senso, chi non è sciocco, è chiamato budha. E quali sono le sue caratteristiche? I sintomi di un uomo che è budha sono che egli sa che Krsna è la sorgente di tutte le emanazioni, di ogni cosa che vediamo. Prendete ad esempio il mondo materiale. La cosa più forte qui è l'attrazione tra l'uomo e la donna, e ci si potrebbe chiedere da dove viene. Non solo fra gli uomini, ma anche fra gli animali, ovunque, ogni essere vivente ha questa attrazione per il sesso opposto. E' un dato di fatto. Ma da dove viene questa attrazione? Viene da Krsna. Ma chi proprio non capisce Krsna, potrebbe criticare che Lui ha tante ragazze. Ma se Krsna non avesse questa tendenza, da dove la prenderemmo, noi? Non c'è niente da avere in questo mondo materiale che non sia in Krsna (janmady asya yatah). Ma qui il sesso è distorto mentre nel mondo di Krsna è in pura coscienza, puramente spirituale. La differenza è questa.
Quindi queste cose devono essere studiate scientificamente da libri come la Bhagavadgita e lo SrimadBhagavatam, e quando si è perfettamente istruiti si diventa puri devoti di Krsna. Krsna dice: "Sono l'origine, la sorgente". Krsna è l'origine e la sorgente di ogni cosa. Chi lo capisce scientificamente diventa cosciente di Krsna, un puro devoto.
Krsna descrive un mahatma in modo analogo nella Bhagavad-gita (mahatma significa "grande anima"):

mahatmanas tu mani partha
daivim prakrtim asritah
bhajanty ananyamanaso
jnatva bhutadim avyayam

"O figlio di Prtha, coloro che non sono illusi, le grandi anime, sono sotto la protezione della natura divina. Sapendo che io sono Dio, la Persona Suprema, originale e inesauribile, essi si dedicano completamente al servizio di devozione". (Bg. 9.13)

Chi è un mahatma? Chi è una grande anima? E' considerato una grande anima colui che è sotto l'influenza della natura superiore. Ci sono due tipi di natura: la natura superiore e la natura inferiore. Ora siamo sotto l'influenza di quella inferiore, la natura materiale. Ma praticando la coscienza di Krsna, passeremo alla natura superiore. Cercate di capire con questo esempio: una persona è in prigione, un'altra è fuori di prigione. L'influenza dello Stato è presente in entrambi i posti. Fuori dalla prigione, le leggi e le norme dello Stato sono considerate superiori, all'interno, sono considerate inferiori. Ma in entrambi i casi l'influenza dello Stato c'è. Allo stesso modo, ovunque voi siate, nel mondo materiale o in quello spirituale, siete sotto l'influenza di Krsna. La vostra posizione è marginale. Potete rimanere sotto l'influenza della natura inferiore o trasferirvi sotto l'influenza della natura superiore.
Krsna è completamente indipendente e poiché siete Suoi frammenti, avete anche voi un frammento di indipendenza: potete scegliere se essere sotto l'influenza della Sua natura inferiore oppure sotto quella della Sua natura superiore. Ma se siamo ignoranti e non sappiamo cos'è la natura superiore, non abbiamo altra alternativa che continuare sotto la natura inferiore. Questo è il problema.
Molte filosofie ci insegnano che non c'è altra natura oltre a quella materiale, quella che stiamo sperimentando con i nostri sensi e che ci dà tanti problemi. Se vogliamo metter fine alle sofferenze, se voglio uscire dall'influenza della natura materiale, dobbiamo cercare il nostro posto nella natura spirituale superiore. Ma se non sappiamo niente della natura superiore, allora diciamo: "Va bene, per quanto brutto possa essere, lasciatemi rimanere qui a marcire". Quindi Krsna nella Bhagavadgita (15.6) vi spiega la natura superiore: "La Mia dimora non è illuminata né dal sole né dalla luna né dall'elettricità. Chi la raggiunge non torna mai più in questo mondo".
Dobbiamo quindi diventare coscienti di Krsna studiando ed esaminando con attenzione quest'autorevole opera, la SrimadBhagavad-gita, senza crearne un'interpretazione alla moda. Dobbiamo ascoltarla così com'è. Quello che Krsna dice, va bene per qualsiasi epoca, non cambia. Prendete il verso che abbiamo appena discusso. Egli dice che non è importante quale sia la vostra occupazione: dovete semplicemente cambiare la vostra coscienza: ora siete guidati dalla coscienza dell'egoismo, della gratificazione dei sensi. Non è proprio egoismo perché non sappiamo qual è il nostro vero interesse. Piuttosto dai sensi, non egoismo, ma interesse dei sensi. Qualsiasi cosa facciamo, è per la soddisfazione dei nostri sensi. Questa mentalità deve cambiare. Dobbiamo soddisfare Krsna, se raggiungiamo la Coscienza di Krsna, la nostra vita avrà successo. Hare Krsna. Grazie.















L'OSSERVATORE
VEDICO

Commenti a fatti e avvenimenti del nostro tempo

a cura di Goura Krsna dasa  Giorgio Cerquetti



IL DENARO SPORCO

Il noto giornalista Giorgio Bocca, da anni in prima linea nella difesa della giustizia e dei principi democratici, ha rilasciato ad un noto settimanale un'intervista sulla mafia contenente le seguenti (sorprendenti) dichiarazioni.
La vicenda della "Duomo connection" quali strategie dovrebbe suggerire?
"L'unica cosa seria è un accordo con la mafia".
Che cosa significa?
"Visto che lo Stato non vuole e non può combattere la mafia, insediata ai più alti livelli, si dica: limitiamo il controllo della mafia a tre regioni del Sud, ma salviamo la gallina dalle uova d'oro, la Lombardia. A Milano la mafia deve rispettare le regole del capitalismo legale. Reinvestirà i suoi profitti in tanti modi, ma secondo le regole del gioco che qui, a differenza di Palermo, sono ancora normali."
Vuol dire che Milano dovrebbe adottare il sistema svizzero: narcodollari, capitali di dittatori, ma tutto entro regole ferree?
"Accade in Svizzera, accade a Wall Street. Parliamoci chiaro: perché non a Milano?"
Bocca espone una sua logica, che ad una prima analisi sembra accettabile perché giustificata dalle vicende internazionali, ma che di fatto va contro la costruzione di una società umana più civile e più vivibile.
La Svizzera, che non fa parte delle Nazioni Unite, e si definisce neutrale, è stata nel corso degli anni la "lavanderia internazionale" di tutto il denaro sporco (di sangue) che i criminali nazionali e intercontinentali hanno accumulato sfruttando e ingannando centinaia di milioni di poveri individui, che nessun governo è stato in grado di proteggere e tutelare.
Scendere a patti con la mafia e allargare il modello svizzero a Milano o ad altre città fa parte di una debolezza tipica di chi non ha una visione spirituale. La spartizione del potere è sempre stato un problema congenito dei materialisti e degli pseudo spiritualisti. Chi conosce Dio e la Sua potenza non scende a compromessi e non viene a patti con chi vuole imporre l'ambigua legge dell'inganno e della violenza. I Veda, a differenza di altre Scritture sacre, quando parlano della giustizia divina danno una spiegazione più scientifica ed esauriente.
Ogni azione genera di fatto una reazione, questa legge di causa ed effetto in sanscrito si chiama karma.
Il karma di ogni persona si manifesta costantemente in questa vita, così come nelle successive, dando risultati positivi o negativi a seconda delle azioni compiute in passato.
Di ogni azione sbagliata non sono colpevoli solo gli autori materiali del fatto ma anche i mandanti, i sostenitori e i fruitori consapevoli dell'attività criminale.
In poche parole il denaro sporco, guadagnato con mezzi illeciti, karmicamente rimane sempre sporco, anche se tramite le mani pulite di un insospettabile intermediario bancario si trasforma in ville, alberghi, negozi, pompe di benzina e investimenti vari.
La clamorosa proposta di Bocca permetterebbe a molti mafiosi di sfuggire alla giustizia umana ma non a quella divina. Il cosiddetto "sistema svizzero" non è esente dal karma.
Mi sembra giusto concludere queste osservazioni precisando che personalmente non ho niente contro la nazione ed il popolo svizzero, la mia critica si rivolge soprattutto verso la disinvolta gestione di molte banche e istituti di credito svizzeri che da anni fanno il gioco dei criminali accettando senza remore il loro denaro.
La segreteria e l'omertà storicamente hanno sempre favorito il male e l'ingiustizia, mentre la chiarezza, la coerenza e la diffusione della conoscenza spirituale sono i presupposti necessari per un mondo migliore. Mi auguro che presto il governo e il popolo svizzero smettano di fornire alibi e coperture a chi non rispetta la dignità altrui e pensa di arricchirsi facilmente con la frode e il sopruso.















IL PRIMO TRA I RE

Dalla letteratura Vedica, la storia del re Prthu,
l'incarnazione della potenza di governare del Signore Supremo.



Tanto tempo fa, gli uomini saggi di un regno vedico, che d'abitudine erano pacifici, deposero con la forza un sovrano corrotto in modo intollerabile. Anziché sostituirlo con un altro politico privo di scrupoli (come spesso avviene nella storia del mondo), misero a capo dello Stato un amministratore perfetto. La storia di questo antico colpo di stato contiene molti insegnamenti per la gente delle nazioni che sono vittima di dirigenti indegni.
Un tempo il re Anga, non essendo riuscito a compiere un grande sacrificio religioso, si rivolse ai sacerdoti brahmana: "Ditemi per favore quali offese ho commesso. Gli esseri celesti non partecipano al sacrificio né accettano le offerte". A quei tempi, esseri celesti come Indra, il re dei pianeti superiori, scendevano dai loro pianeti per prendere parte ai riti celebrati da monarchi santi.
Il capo dei sacerdoti disse: "O re, non hai commesso alcun peccato in questa vita ma nella vita precedente ne hai commesso e per questo non hai figli". Poi consigliarono al re Anga di pregare il Signore Supremo che è superiore agli esseri celesti. Dissero che quando Sri Visnu sarebbe venuto per esaudire il desiderio del re di avere un figlio, gli esseri celesti Lo avrebbero accompagnato.
Il re Anga seguì il loro consiglio e i sacerdoti offrirono oblazioni a Sri Visnu, un'emanazione diretta di Sri Krsna, Dio, la Persona Suprema, che risiede nel cuore di tutti gli esseri viventi come Anima Suprema.
Mentre il re Anga stava offrendo oblazioni nel fuoco del sacrificio, apparve improvvisamente tra le fiamme una persona in abiti bianchi e con una ghirlanda d'oro e che reggeva fra le mani un vaso d'oro colmo di riso bollito nel latte. Dopo aver chiesto il permesso ai sacerdoti, il re Anga offrì una porzione della preparazione di riso a sua moglie Sunitha.
La regina, figlia della personificazione della morte, concepì subito dopo un figlio e partorì un maschio. Le Scritture vediche affermano che in genere la figlia eredita le caratteristiche del padre, mentre il figlio eredita quelle della madre e di conseguenza il figlio del buon re Anga acquisì i tratti poco piacevoli del nonno materno. Il bambino si chiamava Vena. Da ragazzo aveva l'abitudine di prendere arco e frecce e di andare nella foresta per uccidere cervi innocenti. Era così crudele che talvolta uccideva anche i suoi compagni di gioco come animali. Il re Anga lo puniva per cercare di correggerlo, ma non riusciva a farlo diventare educato.
Il re pensava: "Chi non ha figli è davvero fortunato. Non deve sopportare l'intollerabile dolore che provoca un figlio malvagio". Ma poi rifletteva: "E' meglio avere un figlio malvagio che un figlio virtuoso perché il figlio malvagio rende la casa un inferno dal quale l'uomo intelligente riesce a distaccarsi con più facilità". Secondo la cultura vedica, il vero scopo dell'esistenza consiste nel realizzare la propria relazione eterna con Krsna, il Signore Supremo. Ma se ci si occupa eccessivamente dei propri doveri familiari, si può perdere di vista lo scopo finale. Perciò i Veda consigliano alle persone sposate di staccarsi, dopo una certa età, dai doveri gravosi della vita familiare in modo da poter dedicare il resto della propria vita alla realizzazione spirituale.
Pensando a tutto ciò, il re Anga non riusciva ad addormentarsi, si alzò quindi nel cuore della notte e uscì dal palazzo. Perse ogni attrazione per il suo regno opulento e, senza farsi vedere, in silenzio partì per la foresta.
Quando gli abitanti del regno si accorsero della partenza del re Anga, cominciarono a cercarlo, ma non riuscendo a trovarne traccia, ritornarono in città dove si erano riuniti tutti i saggi del paese e, con le lacrime agli occhi, raccontarono di non essere riusciti a trovare il
re.
Non essendoci più nessuno a mantenere l'ordine e la legge, i criminali iniziarono a creare problemi alla società. I saggi si rivolsero allora alla regina Sunitha, e con il suo permesso insediarono sul trono il figlio Vena anche se i ministri non erano d'accordo su questa decisione perché sapevano che Vena era troppo violento e crudele per essere un buon re. Com'era prevedibile, non appena Vena salì al trono fu travolto dall'orgoglio. Salì sul carro e, come un elefante privo di controllo, iniziò a viaggiare per tutto il regno facendo tremare il cielo e la terra ovunque si recasse.
Ma benché Vena fosse dotato di molte cattive qualità, c'era una cosa a suo favore: ladri e farabutti, terrorizzati da lui, cessarono di rubare e di depredare.
A un certo punto però il re Vena proibì ai brahmana di compiere sacrifici e vietò qualsiasi tipo di rito religioso.
Dopo aver rilevato le atrocità di cui si era macchiato il re Vena, i saggi arrivarono alla conclusione che gli abitanti del mondo si trovavano in serio pericolo. Benché i saggi non si occupassero di solito di politica, la crisi era ormai troppo grave per continuare ad essere ignorata. Si consultarono perciò tra di loro per decidere cosa fare.
"Abbiamo nominato Vena re di questo Stato  dissero i saggi  perché proteggesse i
cittadini mentre ora è diventato loro nemico. Ma, prima di prendere qualsiasi iniziativa nei suoi confronti, proviamo a pacificarlo".
Celando la loro collera, i saggi dissero: "Caro re, siamo venuti a darti dei buoni consigli. Non dovresti distruggere della vita spirituale del tuo popolo. Se lo farai, cadrai certamente dalla tua posizione regale".
Il re Vena rispose con arroganza: "Gli ignoranti che non adorano il re che in realtà è Dio, la Persona Suprema, non sono felici né in questo mondo né nell'altro. Per questo dovete abbandonare la vostra invidia e adorarmi".
"Quest'uomo empio e impudente non merita affatto di sedere sul trono", dichiararono i saggi. "E' talmente privo di pudore che osa insultare Dio". Allora, senza fare uso di arma, usando una vibrazione sonora, uccisero il re Vena. La regina Sunitha si disperò talmente alla vista del cadavere del figlio che decise di conservarlo con dei composti particolari e recitando dei mantra.
Col passare del tempo però i saggi si resero conto che la nazione si trovava nuovamente in uno stato di caos: "Da quando il re è morto, ladri e criminali sono ridiventati attivi". Sarebbero potuti intervenire immediatamente per punire i criminali, come quando avevano ucciso Vena, ma decisero di non usare i loro poteri, e di trovare un'altra soluzione.
Decisero di generare un altro re dal corpo di Vena che, malgrado le sue qualità negative, discendeva da una stirpe di buoni monarchi. Per fare questo, generarono dapprima, dalla parte inferiore del corpo di Vena, un essere orribile, di nome Bahuka, con la carnagione scura e gli occhi rossastri. Quest'essere assorbì immediatamente i risultati delle attività peccaminose del re.
Dalla parte superiore del corpo di Vena i saggi generarono poi un maschio e una femmina dotati dal Signore Supremo di poteri speciali. Nel maschio era incarnata la potenza di governare di Sri Krsna, mentre la femmina era un'emanazione della dea della fortuna.
I saggi dissero: "Il maschio sarà famoso in tutto il mondo. Il suo nome sarà Prthu e sarà il primo tra i re. La femmina possiede qualità così meravigliose che farà belli gli ornamenti che indosserà. Il suo nome sarà Arci e in futuro accetterà Prthu come sposo".
Da tutto l'universo arrivarono sulla Terra grandi personalità ed esseri celesti per assistere all'incoronazione di Prthu. Il re Prthu e la regina Arci, che indossavano entrambi vesti meravigliose, splendevano come il fuoco mentre gli esseri celesti offrivano loro doni meravigliosi.
Poi i cantori cominciarono a elogiare il re. Ma Prthu disse: "Gentili cantori, bisogna cantare così al momento giusto, quando le qualità di cui state parlando si saranno realmente manifestate in me".
Ma per ordine dei saggi i cantori continuarono a elogiare il re. Si rendevano conto della sua natura di rappresentante del Signore Supremo dotato di poteri.
Riflettendo sulle descrizioni delle qualità del re Prthu, possiamo arrivare a conoscere perfettamente le caratteristiche di un perfetto regnante.
Per prima cosa i saggi dissero che il re stesso avrebbe seguito i principi religiosi e che si sarebbe assicurato che i cittadini facessero altrettanto. Egli avrebbe punito gli empi e gli atei. Di questi tempi vediamo a volte come un governo in nome dello stato laico, permetta alla gente di comportarsi in modo empio. Commettendo peccati come mangiare carne, giocare d'azzardo, prendere intossicanti e avere rapporti sessuali illeciti con l'aiuto di contraccettivi e dell'aborto, la popolazione viene coinvolta dalle leggi del karma e soffre a causa di guerre, epidemie, carestie, ecc. In questo modo la gente subisce le molte miserie di questa vita e resta intrappolata nel ciclo delle nascite e delle morti.
I cantori dissero che il re avrebbe indotto la popolazione a compiere sacrifici al Signore Supremo e che ciò avrebbe assicurato cibo e altre risorse in abbondanza. La moderna civiltà industriale non supplisce realmente alle necessità della vita. Il cibo viene prodotto nei campi, per volere di Dio, non nelle fabbriche. Le materie prime necessarie alle produzioni come l'aria, l'acqua, i minerali e l'olio sono fornite dal Signore Supremo. Quando questi doni naturali vengono presi senza conoscerne la fonte e utilizzati solo per la gratificazione dei sensi, il Signore ne limita la fornitura. Possiamo invece conoscere la fonte di queste risorse mediante i sacrifici e il sacrificio raccomandato nelle Scritture vediche per quest'epoca è il canto del mantra Hare Krsna: Hare Krsna Hare Krsna Krsna Krsna Hare Hare/Hare Rama Hare Rama Rama Rama Hare Hare. Col compimento di questo sacrificio, la popolazione godrà dei doni naturali sufficienti per una vita semplice dedicata alla coltivazione della conoscenza spirituale.
I cantori dissero poi che il re avrebbe riscosso tasse oneste che avrebbe restituito al popolo in caso di necessità, proprio come il deva del sole fa evaporare l'acqua dell'oceano restituendola poi alla Terra sotto forma di pioggia. Nell'epoca attuale però le tasse aumentano in modo spropositato, si perdono nelle mani del governo. Queste ingiuste tassazioni rendono la gente tanto disonesta da indurla a nascondere le proprie entrate. In questo modo lo Stato non sarà più in grado di far fronte alle smisurate spese militari e amministrative e così crolleranno l'intero sistema economico e il governo, cosa che sta già accadendo.
I saggi dissero che il re avrebbe amato tutti gli esseri quanto se stesso. Oggi la maggior parte dei capi di Stato si nutre di carne e così i suoi cittadini. Proclamano di essere interessati al benessere degli altri, mentre permettono la macellazione di centinaia di milioni di creature innocenti.
I saggi dichiararono poi che il re Prthu sarebbe stato paragonato a un leone. Se i malfattori e i ladri non hanno timore del capo dello Stato, non ci può essere pace e prosperità nel paese. I saggi affermarono anche che il re avrebbe considerato se stesso un servitore dei devoti del Signore e che avrebbe governato il suo regno seguendo i loro giusti consigli e accettando le loro istruzioni spirituali.
Subito dopo aver accettato il trono, il re Prthu dovette affrontare molti problemi, inclusa la scarsità di cereali. Molti abitanti del paese, dimagriti per l'inedia, si presentarono al re e dissero: "Tu non solo sei il re ma sei anche un'incarnazione di Dio. Perciò, o re dei re, calma la nostra fame".
Il re Prthu comprese che il popolo non aveva alcuna colpa, eppure per qualche ragione la terra rifiutava i suoi doni. Rimproverò allora la Divinità della Terra che, dopo aver adorato il re Prthu, incarnazione di Dio, spiegò di aver dovuto rifiutare i suoi doni a causa delle attività peccaminose di parte della popolazione. Poi, con l'intervento del re Prthu, iniziò a fornire a ogni essere vivente il cibo necessario.
In seguito il re iniziò una serie di cento sacrifici ai quali Sri Visnu, gli esseri celesti e i saggi furono lieti di partecipare. In risposta, la Terra produsse in abbondanza tutte le risorse naturali, Quando però il re dei pianeti celesti Indra vide i sacrifici, temette di essere superato dal re Prthu in fama e opulenza. Indra cominciò quindi a interferire nei sacrifici, e il re Prthu si preparò a prendere forti misure nei suoi confronti, ma desistette su consiglio di Brahma, il capo degli esseri celesti.
Poi Sri Visnu apparve con Indra nell'arena del sacrificio e disse: "Caro re Prthu, Indra, il re dei pianeti celesti, ha disturbato l'esecuzione dei tuoi cento sacrifici. E' venuto ora con Me per chiederti di perdonarlo, perciò scusalo". Il re Prthu fece quanto il Signore gli aveva chiesto. Poi Sri Visnu disse: "Caro re Prthu, se continuerai a proteggere i cittadini seguendo le istruzioni dei brahmana così come sono state ricevute tramite la successione disciplica, con l'ascolto da maestro a discepolo, e se seguirai i princìpi religiosi da loro prescritti, senza attaccamento alle idee prodotte dalla speculazione mentale, ciascuno dei tuoi cittadini sarà felice e ti amerà. Molto presto potrai incontrare personalità già liberate come i quattro Kumara: Sanaka, Sanatana, Sananda e SanatKumara". Il re Prthu offrì allora preghiere al Signore che fece poi ritorno alla Sua dimora.
Il re attraversò le porte della capitale dove venne ricevuto dai suoi gioiosi cittadini. Consigliò loro di adorare il Signore Supremo impegnando la mente, le parole, il corpo e i risultati delle loro attività al Suo servizio. Li consigliò anche di obbedire e adorare i puri devoti del Signore, dicendo: "Rendendo servizio regolare ai brahmana e ai vaisnava, il cuore si purifica, si gode della pace suprema e della liberazione dall'attaccamento materiale".
Dopo aver sentito il re Prthu parlare in modo così meraviglioso, i saggi, gli esseri celesti e tutti gli abitanti dichiararono che il peccaminoso re Vena era stato liberato dalle regioni più buie dell'inferno per merito di suo figlio, Prthu. In seguito scesero dal cielo i quattro Kumara, fulgidi come il sole, e il re si apprestò a riceverli con il rispetto e l'adorazione dovuti.
Il re chiese ai Kumara come le persone che si trovano in questo mondo materiale possano raggiungere lo scopo ultimo dell'esistenza. SanatKumara rispose: "Dopo le debite riflessioni, è stato stabilito in modo definitivo nelle Scritture che lo scopo ultimo per il benessere dell'umanità è il distacco dal concetto materiale della vita con l'aumento risoluto dell'attaccamento per il Signore Supremo, che è trascendentale e al di là delle influenze della natura materiale. Bisogna progredire nella vita spirituale non associandosi con persone che sono interessate solamente al guadagno e alla gratificazione dei sensi. Bisogna modellare la propria vita in modo tale che non si possa vivere in pace senza assaporare il nettare della glorificazione di Dio, la Persona Suprema. Così ci si potrà elevare perdendo il gusto per la gratificazione dei sensi".
SanatKumara disse al re di impegnarsi sempre nel servizio devozionale al Signore Supremo. Il re Prthu seguì queste istruzioni e nonostante fosse circondato dall'opulenza regale, fu in grado di condurre una vita di distacco e di avanzamento spirituale.
Con sua moglie Arci, Prthu concepì cinque figli. Il modo in cui governava piaceva ai suoi sudditi e diventò famoso in tutto l'universo per le sue ottime qualità. Ormai anziano, lasciò il potere ai figli e andò a vivere con la moglie nella foresta dove seguì rigidamente i princìpi della vita spirituale rinunciata. Si sottopose a rigide austerità con la stessa serietà con cui aveva governato lo Stato: si nutriva solo di foglie e di frutti e alla fine si mantenne in vita solo con l'aria. La regina Arci lo aiutava nelle sue austerità e poiché era molto felice di servire il suo eminente marito, non le era difficile vivere nella foresta.
Sottoponendosi a queste austerità il re Prthu si qualificò nella vita spirituale adorando Dio, la Persona Suprema, ventiquattro ore al giorno e fu rapidamente in grado di fissare la mente con fermezza sui piedi di loto di Krsna. Con la pratica dello yoga mistico innalzò l'anima fino alla cima della testa e dopo aver fuso i vari elementi del suo corpo con la totalità degli elementi naturali, lasciò il corpo.
La regina Arci pose il corpo del marito su una pira ardente, in cima a una collina. Srila Prabhupada commenta così: "La regina sapeva che il marito non era morto...Quando un'entità vivente trasmigra da un corpo all'altro, nel processo generalmente chiamato morte, l'uomo saggio non si lamenta perché sa che l'essere vivente non è morto, ma si è semplicemente trasferito da un corpo a un altro".
Dopo aver messo il corpo del marito nel fuoco, Arci entrò nelle fiamme. Vedendo l'atto di coraggioso della regina, i deva e le loro mogli versarono piogge di fiori e offrirono preghiere. Le mogli dei deva dissero: "Tutte le glorie alla regina Arci. Guardate come Arci, questa casta regina, per merito dei suoi atti inconcepibili, stia ancora seguendo il marito verso l'alto, per quanto riusciamo a vedere".
Il re Prthu e la regina Arci ascesero al mondo spirituale Vaikuntha, con aerei spirituali. La loro ascensione avvenne con i corpi spirituali, quelli materiali erano stati consumati dalla pira funeraria.
Il saggio Maitreya che narra questa storia nello Srimad-Bhagavatam, dice: "Chi descriverà le grandi qualità del re Prthu con fede e determinazione, le leggerà o farà in modo che qualcuno le ascolti, sarà sicuro di raggiungere il pianeta che lo stesso Maharaja Prthu raggiunse. In altre parole, tornerà a casa nei pianeti Vaikuntha, tornerà da Dio".

Questo articolo è un breve riassunto della storia del re Prthu. La sua descrizione completa è contenuta nel Quarto Canto dello SrimadBhagavatam, edita dalla Bhaktivedanta Book Trust e disponibile in tutti i templi Hare Krsna.


figure:
Molti esseri celesti e personalità presero parte all'incoronazione del re Prthu per offrirgli meravigliosi doni. Visnu (in alto a sinistra) regalò al re Prthu un disco Sudarsana e Siva (in alto a destra) gli regalò una spada con il fodero contrassegnato da dieci lune.

Sri Visnu che ha tra le mani un fiore di loto vicino al Suo portatore Garuda, guarda con approvazione il re Indra (il cui corpo è ricoperto di occhi) pregare il re Prthu di perdonarlo per avergli rubato il cavallo destinato al grande sacrificio.

Dopo aver completato il sacrificio, il re Prthu entrò nella capitale meravigliosamente decorata con perle, ghirlande di fiori, bandiere e porte d'oro. L'intera città profumava di incensi intensamente fragranti. Quando gli abitanti si fecero avanti per accogliere il re Prthu, egli concesse loro le benedizioni tanto desiderate.

Osservando le regole vediche di accoglienza riservate agli ospiti elevati, Prthu Maharaja lava i piedi dei quattro Kumara e versa l'acqua sopra la sua testa. Sebbene i Kumara siano grandi saggi e maestri del potere mistico e abbiano milioni di anni, conservano un corpo di ragazzi. I Kumara impartirono al re Prthu importanti istruzioni relative agli argomenti spirituali.

Nell'ultima parte della sua vita, Maharaja Prthu, accompagnato da sua moglie, andò nella foresta per sottoporsi ad austerità e praticare lo yoga devozionale. Egli fissò la mente su Sri Krsna e lasciò il corpo materiale. La regina Arci pose il corpo del marito su una pira ardente ed entrò tra le fiamme. Prthu e Arci, nei loro corpi spirituali furono poi trasportati nel mondo spirituale su aerei spirituali.

Nel poster della pagina seguente: Sri Krsna, Dio, la Persona Suprema, con la Sua prima espansione Sri Balarama apparsi su questo pianeta cinquemila anni fa a Goloka Vrndavana, per il piacere dei Loro devoti.















Libri

SRIMADBHAGAVATAM

Primo Canto: "La Creazione"

Questa è la continuazione della presentazione dello Srimad-Bhagavatam, il grande classico spirituale dell'India scritto 5000 anni fa da Krsna Dvaipayana Vyasa, e ora presentato in una nuova traduzione con il commento di Sua Divina Grazia A. C. Bhaktivedanta Swami Prabhupada. Lo SrimadBhagavatam fornisce la chiave perché l'umanità possa diventare unita nella pace, nella prosperità e nell'amicizia concentrandosi su una causa comune. Questa causa comune è l'unità spirituale di tutti gli esseri viventi, e lo SrimadBhagavatam presenta un'ideologia rivoluzionaria che è la base per la rispiritualizzazione della società. Nel mondo d'oggi non c'è mancanza di avanzamento scientifico, ciò che manca è la conoscenza della scienza di Dio. Quindi, in un mondo che soffre per la discordia universale, per l'ansietà e la confusione, non c'è letteratura più importante di questo radioso SrimadBhagavatam. Se volete ricevere l'intera serie di volumi dello SrimadBhagavatam scrivete alla BBT Italia.



VERSO 13


nalavenusarastanba-kusakicakagahvaram
eka evatiyato 'ham
adraksam vipinam mahat
ghoram pratibhayakaram
vyalolukasivajiram

nala: canne; venu: bambù; sarah: arbusti; tanba: piene di; kusa: erbe taglienti; kicaka: vegetazione; gahvaram: caverne; ekah: solo; eva: unicamente; atiyatah: attraversai; aham: io; adraksam: visitai; vipinam: profonde foreste; mahat: grandi; ghoram: minacciose; pratibhayaakaram: pericolose; vyala: serpenti; uluka: gufi; siva: sciacalli; ajiram: luoghi di divertimento.



TRADUZIONE

Poi attraversai molte foreste fitte di bambù, di canne e di erbe taglienti, dove si aprono numerose caverne, tutti luoghi difficili da attraversare da soli. Percorsi anche giungle insidiose, profonde, oscure e temibili, dove si aggirano serpenti, gufi e sciacalli.



SPIEGAZIONE

E' dovere del parivrajakacarya, il saggio errante, percorrere in tutti i sensi la creazione di Dio viaggiando da solo attraverso foreste montagne città e villaggi per acquisire fede in Dio e rafforzare la mente, ma anche per illuminare col messaggio di Dio tutti coloro che incontra sul suo cammino. Il sannyasi deve affrontare ogni rischio senza la minima paura. Nell'età di Kali l'esempio più perfetto ci è stato offerto da Sri Caitanya Mahaprabhu, che viaggiò attraverso tutte le giungle dell'India centrale, illuminando spiritualmente persino le tigri, gli orsi, i serpenti, i cervi, gli elefanti e numerosi altri animali della foresta.
E' generalmente proibito all'uomo del kaliyuga adottare il sannyasa; coloro che lo fanno ugualmente, indossandone le vesti solo per sfoggio di rinuncia, devono essere distinti dai veri sannyasi. Tuttavia ognuno può e deve fare voto di porre fine a ogni attività sociale di carattere temporale e dedicarsi interamente al servizio del Signore. Il cambiamento d'abito è solo una formalità. Sri Caitanya non accettò neppure di cambiare il Suo nome per prenderne uno di sannyasi, e coloro che in questa era adottano il sannyasa dovrebbero seguire il Suo esempio. Per l'età di Kali si raccomanda in particolare la pratica del servizio di devozione attraverso l'ascolto e il canto delle sante glorie del Signore. Colui che fa voto di rinuncia alla vita familiare non deve imitare i parivrajakacarya come Narada o Sri Caitanya; è sufficiente che si stabilisca in qualche luogo santo e consacri tutto il suo tempo e la sua energia ad ascoltare e ripetere costantemente il messaggio delle sacre Scritture che ci hanno lasciato i grandi acarya, come i sei Gosvami di Vrndavana.



VERSO 14


parisrantendriyatmaham
trtparito bubhuksitah
snatva pitva hrade nadya
upasprsto gatasramah

parisranta: essendo stanco; indriya: fisicamente; atma: mentalmente; aham: io; trtparitah: essendo assetato; bubhuksitah: affamato; snatva: fatto un bagno; pitva: bevuto dell'acqua; hrade: in un lago; nadyah: di un fiume; upasprstah: a contatto con; gata: fui alleviato da; sramah: stanchezza.



TRADUZIONE

Così viaggiando, sentii la fatica impadronirsi del mio corpo e della mia mente, la fame e la sete tormentarmi. Allora mi bagnai in un lago alimentato da un fiume e mi dissetai con la sua acqua, il cui contatto mi diede sollievo da ogni fatica.



SPIEGAZIONE

Il saggio errante può soddisfare i bisogni del corpo - la fame e la sete - grazie ai doni della natura, senza doversi presentare alla porta dei capifamiglia per chiedere l'elemosina. Se si reca nella casa dei capifamiglia, è per illuminarli spiritualmente, non per elemosinare.



VERSO 15


tasmin nirmanuje 'ranye
pippalopastha asritah
atmanatmanam atmastham
yathasrutam acintayam

tasmin: in quella; nirmanuje: priva di abitazioni umane; aranye: nella foresta; pippala: albero baniano; upasthe: sedendo sotto; asritah: al riparo di; atmana: con l'intelligenza; atmanam: l'Anima Suprema; atmastham: situata in me; yathasrutam: come l'avevo appreso dalle anime liberate; acintayam: meditai su.



TRADUZIONE

Poi, all'ombra di un albero baniano, in una foresta deserta, cominciai a meditare con intelligenza sull'Anima Suprema situata in me, come avevo imparato dalle anime liberate.



SPIEGAZIONE

La meditazione non va praticata secondo la fantasia, bensì appresa, secondo un metodo preciso, dalle fonti autorizzate che sono rappresentate dalle Scritture e con l'intermediario "trasparente" di un maestro spirituale autentico. Soltanto allora sarà possibile meditare sull'Anima Suprema, situata in ogni essere, usando convenientemente un'intelligenza ormai sviluppata. Il devoto che ha servito il Signore con amore e devozione sotto la guida del suo maestro spirituale si situa fermamente a questo livello di coscienza. Sri Naradaji venne a contatto con un maestro spirituale qualificato, lo servì sinceramente e da lui ebbe l'illuminazione; cominciò così a meditare.



VERSO 16


dhyayatas caranambhojam
bhavanirjitacetasa
autkanthyasrukalaksasya
hrdy asin me sanair harih

dhyayatah: meditando su; caranaambhojam: i piedi di loto del Signore Supremo nel Suo aspetto localizzato; bhavanirjita: conquistate dall'amore trascendentale per il Signore; cetasa: tutte le attività della mente (pensare, sentire e volere); autkanthya: ardente desiderio; asrukala: lacrime sgorgarono; aksasya: degli occhi; hrdi: del mio cuore; asit: apparve; me: a me; sanaih: senza indugio; harih: il Signore Supremo.



TRADUZIONE

Appena iniziai a meditare sui piedi di loto del Signore Supremo, con la mente trasformata da un amore trascendentale, lacrime fluirono dai miei occhi e il Signore stesso, Sri Krsna, apparve subito sul loto del mio cuore.



SPIEGAZIONE

Il termine bhava assume qui un interesse particolare. Questo stadio di amore sublime si raggiunge solo dopo aver sviluppato un affetto trascendentale per il Signore. E il primo passo su questa via consiste nel provare un'attrazione per Lui. Per accrescere questo sentimento iniziale, detto sraddha, è necessario vivere in compagnia dei puri devoti del Signore, e questo è il secondo passo. Occorre poi, come terzo passo, osservare i diversi principi regolatori del servizio devozionale. Ciò avrà l'effetto di dissipare i nostri dubbi e sopprimere in noi le debolezze che possono ostacolare il progresso sulla via del servizio devozionale. Quando i dubbi e le debolezze sono annientati, la nostra fede nella Trascendenza diventa ferma e sempre maggiore diventa la nostra attrazione per Essa. Sboccia allora l'attaccamento profondo che matura in bhava, stadio preliminare del puro amore per Dio. Tutti gli stadi descritti finora rappresentano solo alcune tappe nello sviluppo del trascendentale amore per il Signore. Sommerso da quest'amore, l'essere è inondato da un vivo sentimento di separazione che conduce a otto diverse manifestazioni di estasi. Lacrime di estasi allora appaiono negli occhi del devoto, come per Sri Narada Muni. Egli raggiunse lo stadio di puro amore per Dio poco dopo aver lasciato la dimora familiare, e ciò gli permise di percepire direttamente la presenza del Signore attraverso i suoi sensi spirituali allora interamente sviluppati e liberi da ogni contaminazione materiale.



VERSO 17


prematibharanirbhinna-pulakango
'tinirvrtah
anandasamplave lino
napasyam ubhayam mune

prema: amore; atibhara: estremo; nirbhinna: ben distinti; pulaka: sentimenti di felicità; angah: le diverse parti del corpo; atinirvrtah: interamente inondate; ananda: d'estasi; samplave: in un oceano; linah: immerso; na: non; apasyam: potevo vedere; ubhayam: entrambi; mune: o Vyasadeva.



TRADUZIONE

Inondato da un sentimento di estrema felicità, tutte le parti del mio corpo si animarono di nuova vita. O Vyasadeva, immerso in un oceano di estasi, non potevo più vedere me stesso né il Signore.



SPIEGAZIONE

Il sentimento di felicità e profonda estasi spirituale non è paragonabile a nessuna emozione materiale; è molto difficile, quindi, esprimerlo. In questo verso le parole di Sri Narada Muni ne danno solo un'idea.
Ogni parte del corpo, ogni senso, ha una funzione particolare. Dopo aver visto il Signore, i sensi si risvegliano completamente al servizio di devozione. Infatti sul piano liberato i sensi diventano perfettamente in grado di servire il Signore. Nella sua estasi spirituale Narada Muni vide perfino i suoi sensi animarsi a uno a uno per il desiderio di servire il Signore come esseri autonomi, tanto che egli perse la visione di sé stesso e del Signore.



VERSO 18


rupam bhagavato yat tan
manahkantam sucapaham
apasyan sahasottasthe
vaiklavyad durmana iva

rupam: forma; bhagavatah: del Signore Supremo; yat tat: così com'è; manah: della mente; kantam: come desidera; sucaapaham: spazzando ogni contraddizione; apasyan: non vedendo più; sahasa: immediatamente; uttasthe: mi alzai; vaiklavyat: essendo turbato; durmanah: avendo perduto ciò che è caro; iva: come se.



TRADUZIONE

La forma trascendentale del Signore, così com'è, soddisfa, per chi la vede, tutti i desideri della mente, da cui spazza subito via ogni contraddizione. Non vedendola più mi alzai bruscamente in preda al turbamento che assale chiunque perda ciò che più gli sta a cuore.



SPIEGAZIONE

Come Narada Muni ha potuto realizzare, l'Assoluto non è privo di forma. Ma la Sua forma è totalmente differente da ogni forma materiale. Durante la nostra esistenza vediamo molte forme in questo mondo, ma nessuna può soddisfare pienamente la nostra mente né dissiparne le contraddizioni. Solo la forma trascendentale del Signore possiede questa virtù, e colui che l'ha contemplata anche una sola volta non troverà mai più un altro oggetto di soddisfazione. Quando affermiamo che l'Assoluto è senza forma significa che la Sua forma non ha niente della forma materiale. L'Assoluto ha anche una personalità, ma questa non ha nulla di materiale. Come anime spirituali, noi godiamo di una relazione eterna con questa forma trascendentale del Signore, la stessa relazione che noi ricerchiamo vita dopo vita. Perciò nulla di materiale, sotto qualsiasi aspetto si presenti, può soddisfarci pienamente. Narada Muni giunse a percepire la forma del Signore per qualche breve istante, ma appena questa scomparve dalla sua visione ne fu turbato e immediatamente si alzò per cercarla. Egli aveva conosciuto l'oggetto a cui tutti gli esseri aspirano vita dopo vita, e perderne la visione fu certamente un gran colpo per lui.



VERSO 19


didrksus tad aham bhuyah
pranidhaya mano hrdi
viksamano 'pi napasyam
avitrpta ivaturah

didrksuh: desiderando vedere; tat: ciò; aham: io; bhuyah: ancora; pranidhaya: avendo concentrato; manah: la mente; hrdi: sul cuore; viksamanah: aspettando di vedere; api: nonostante; na: mai; apasyam: non Lo vidi; avitrptah: senza essere soddisfatto; iva: come; aturah: afflitto.



TRADUZIONE

Desideravo rivedere quella forma trascendentale del Signore, ma nonostante i miei intensi sforzi per concentrarmi sul cuore e farla riapparire, non ne fui capace. Rimasi quindi insoddisfatto e molto afflitto.



SPIEGAZIONE

Nessun metodo meccanico permette di vedere la forma del Signore; tutto dipende dalla Sua misericordia incondizionata. Come non possiamo pretendere che il sole sorga quando vogliamo noi, così non possiamo aspettarci che il Signore appaia davanti a noi appena Gli esprimiamo questo desiderio. Il sole sorge quando vuole, così il Signore appare solo per la Sua misericordia incondizionata, secondo il Suo volere. Bisogna solo aspettare questo felice momento continuando a svolgere il proprio dovere al servizio del Signore. Narada Muni pensava di poter contemplare il Signore con lo stesso metodo meccanico che si era dimostrato valido poco prima, ma nonostante i più grandi sforzi il suo secondo tentativo si rivelò del tutto vano. Il Signore è perfettamente indipendente, libero da ogni obbligo. Egli è legato solo dalla devozione pura. I nostri sensi materiali non possono permetterci di vederLo o di percepirLo in alcun modo. Egli appare solo per Suo volere, quando è soddisfatto dello sforzo sincero che Gli mostriamo servendoLo con amore e devozione e dipendendo completamente dalla Sua misericordia.



VERSO 20


evam yatantam vijane
mam ahagocaro giram
gambhiraslaksnaya vaca
sucah prasamayann iva

evam: così; yatantam: che si sforza di; vijane: in quel luogo solitario; mam: a me; aha: disse; agocarah: che trascende; giram: suono materiale; gambhira: gravi; slaksnaya: piacevoli all'ascolto; vaca: parole; sucah: dolore; prasamayan: placando; iva: come.



TRADUZIONE

Vedendo i miei sforzi in quel luogo solitario, il Signore Supremo, che scende ogni descrizione materiale, mi rivolse gravi ma dolci parole per placare il mio dolore.



SPIEGAZIONE

I Veda insegnano che Dio Si trova al di là della parola e dell'intelligenza materiale. Eppure, con la Sua misericordia incondizionata Egli può dotarci di sensi che ci permetteranno di ascoltarLo o di parlarGli. Questa è la potenza inconcepibile del Signore, e soltanto colui che sarà benedetto dalla Sua grazia potrà udirLo. Narada Muni ne è il perfetto esempio; il Signore era così soddisfatto di lui che gli accordò il potere di udirLo. Ma coloro che sono nella fase iniziale del servizio di devozione non possono ricevere dal Signore una grazia così diretta. Questo fu un favore speciale destinato a Narada. Quando egli udì le dolci parole del Signore, il suo profondo sentimento di separazione fu un po' mitigato. Un devoto assorto nell'amore per Dio sente sempre la sofferenza della separazione ed è quindi costantemente immerso nell'estasi trascendentale.



VERSO 21


hantasmin janmani bhavan
ma mam drastum iharhati
avipakvakasayanam
durdarso 'ham kuyoginam

hanta: o (Narada); asmin: questa; janmani: nell'esistenza; bhavan: tu; ma: non; mam: Me; drastum: di vedere; iha: qui; arhati: meriti; avipakva: immaturo; kasayanam: sporcizia materiale; durdarsah: difficile da vedere; aham: Io; kuyoginam: il cui servizio è incompleto.



TRADUZIONE

"O Narada - il Signore disse - temo che non potrai più vederMi durante questa vita. Coloro che non sono interamente purificati da ogni contaminazione materiale o il cui servizio devozionale si rivela incompleto difficilmente Mi conoscono.



SPIEGAZIONE

La Bhagavadgita descrive il Signore come l'Essere più puro, la Verità Suprema e Assoluta. Nessuna traccia in Lui di materialità. Perciò chiunque sia contaminato anche minimamente dalla materia non può avvicinarLo. Il servizio di devozione comincia solo dal momento in cui si è liberi dalle tre influenze della natura materiale, o almeno dalla passione e dall'ignoranza. Questa liberazione è caratterizzata dall'abbandono di ogni cupidigia (kama) e avidità (lobha), ciò significa liberarsi da ogni desiderio e attaccamento per il piacere materiale. La virtù, invece, è l'influenza più favorevole, ma chi desidera purificarsi da ogni contaminazione materiale deve liberarsi anche da quella. Cercare di comunicare con Dio in una foresta solitaria, per esempio, è proprio della virtù. Si può andare nella foresta per raggiungere la perfezione spirituale, ma questo non ci garantisce affatto che potremo vedere Dio. Per incontrare direttamente il Signore Supremo bisogna troncare ogni attaccamento materiale e porsi sul piano della Trascendenza. Il modo migliore per raggiungere il successo in questa vita è di vivere nei luoghi in cui si adora la forma trascendentale del Signore. Il tempio del Signore è un luogo spirituale, mentre la foresta rimane pur sempre un luogo materiale, per quanto piacevole. Al devoto neofita si raccomanda sempre di praticare l'arcana, l'adorazione della forma arca del Signore nel tempio, piuttosto che andarLo a cercare nella foresta, perché in questo modo si accede più facilmente al servizio di devozione. Nella sua vita presente, in cui è completamente privo di ogni desiderio materiale, Sri Narada Muni possiede il potere di trasformare ogni luogo in Vaikuntha grazie solo alla sua presenza, e non si ritira nella foresta. Egli preferisce viaggiare di pianeta in pianeta per esortare uomini, rsi, muni, esseri celesti, Kinnara, Gandharva e altri ancora a diventare devoti del Signore. Con la sua opera egli ha già guidato al sublime servizio del Signore numerose personalità come Prahlada Maharaja e Dhruva Maharaja. Un puro devoto del Signore, dunque, segue l'esempio dei grandi devoti come Narada e Prahlada, e impegna tutto il suo tempo nella glorificazione del Signore, nella pratica del kirtana sotto le sue molteplici forme. Diffondere così le glorie del Signore è un'attività che trascende completamente ogni influenza materiale.

(segue nel prossimo numero)















EKADASI

Il Giorno Di Sri Hari

di PARAMA KARUNA DEVI DASI

"Cinque vascelli possono salvare le persone che affogano nell'oceano dell'esistenza materiale: Sri Visnu, la Bhagavad-gita, Srimati Tulasi devi, la mucca, e Ekadasi." (Sri Krsna a Garuda nel Garuda Purana).

"Tra tutte le piante, la sacra Tulasi è la più cara a Me, tra tutti i mesi, Kartika Mi è estremamente caro, tra tutti i luoghi di pellegrinaggio, la Mia amata Dvaraka è la più cara, e tra tutti i giorni, Ekadasi è il più caro." (Padma Purana, Uttara Khanda, 112.3)



CHE COS'E' EKADASI

Ekadasi è un giorno di austerità osservato regolarmente da coloro che seguono il sanatanadharma, la Coscienza di Krsna. Eka significa "uno", e dasi è la forma femminile di dasa, che significa "dieci". Ekadasi è dunque l'undicesimo giorno della luna, crescente o calante, di ogni mese. In questi giorni speciali bisogna digiunare da cereali e legumi, e dedicarsi con uno sforzo particolare a offrire servizio di devozione a Dio, la Persona Suprema, il Signore Krsna. Come afferma Srila Prabhupada nella Bhagavad-gita così com'è (9.14, spiegazione), "Nel servizio devozionale ci sono alcune attività dette determinate, come il digiunare in certi giorni, ad esempio l'undicesimo giorno della luna, Ekadasi, e nel giorno dell'apparizione del Signore." O anche (S. B. 3.27.22, spiegazione), "La rinuncia in Coscienza di Krsna è così potente da non poter essere deviata da nessuna illusione, per quanto attraente. Bisogna dedicarsi al servizio devozionale in pieno tapasya, austerità. Bisogna digiunare nei due Ekadasi, che cadono l'undicesimo giorno della luna crescente e calante, e nei giorni che celebrano l'apparizione di Sri Krsna, Sri Rama, e Caitanya Mahaprabhu."
Nel giorno di digiuno bisognerebbe, se possibile, evitare grandi sforzi fisici, e dedicarsi esclusivamente alle attività del servizio devozionale. Una lettera di Srila Prabhupada a Jadurani devi dasi, datata 9 luglio 1971, lo conferma: "Perché solo venticinque giri?" scrive. "Dovresti cantare il più possibile. In realtà, Ekadasi significa digiunare e cantare, e nient'altro. Così, quando si digiuna, diventa più facile cantare. In Ekadasi, dunque, bisogna sospendere ogni altro impegno, se possibile, a meno che ci sia qualcosa di molto urgente da fare."
L'importanza di Ekadasi è spiegata nella Caitanyacaritamrta (Adi lila, 15.9-10), in una conversazione tra Sri Caitanya e Sua madre, Sacidevi: "Un giorno, Sri Caitanya Si gettò ai piedi di Sua madre, e la supplicò di concederGli un favore. Sua madre rispose, "Mio caro figlio, chiedimi ciò che vuoi." Allora il Signore disse, "Cara madre, ti prego, non mangiare cereali nel giorno di Ekadasi." Nel commento a questo verso, Srila Prabhupada scrive, "Fin dalla Sua più tenera infanzia, Sri Caitanya Mahaprabhu volle introdurre il metodo del digiuno nel giorno di Ekadasi."
Chi digiuna in questo giorno, chiamato Ekadasi, non ottiene soltanto benefici spirituali, ma anche grandissimi benefici fisici. Sia la medicina naturale che quella ayurvedica raccomandano il digiuno per mantenere e migliorare la salute. In effetti, biologi moderni e antichi saggi sono d'accordo sul fatto che il digiuno è benefico per il fisico e per la mente. E' dunque naturale che il digiuno di Ekadasi possa prevenire e curare molte malattie. Sua Divina Grazia A.C. Bhaktivedanta Swami Prabhupada afferma nel commento allo SrimadBhagavatam (1.17.38): "Lo Stato che vuole sradicare la corruzione può introdurre i principi della religione nel modo seguente: 1. Due giorni di digiuno obbligatorio al mese, se non di più (austerità). Persino dal punto di vista economico, questi due giorni di digiuno al mese in tutto lo Stato faranno risparmiare tonnellate di cibo, e questa pratica avrà un effetto molto favorevole anche sulla salute generale dei cittadini..."
Nella disciplina della Coscienza di Krsna, il digiuno praticato a intervalli regolari è molto raccomandato per migliorare la salute fisica e spirituale. La scienza dell'alimentazione ci insegna che il digiuno periodico apporta grandi benefici al corpo permettendo all'apparato digerente di riposare e purificarsi dall'interno. Dopo un digiuno, il corpo funzionerà in modo molto più efficiente. Ma, cosa ancora più importante per i devoti di Krsna, si ottiene un beneficio spirituale digiunando in certi giorni propizi, e seguendo scrupolosamente le regole prescritte. Così, i devoti coscienti di Krsna dovrebbero digiunare due volte al mese, l'undicesimo giorno della luna calante e della luna crescente.







PAPAPURUSA

Ma perché proprio i cereali? Lasciamo da parte ogni considerazione di tipo salutista o materiale, riservandoci di trattare questo aspetto del problema in un'altra occasione: parliamo soltanto della tradizione vaisnava che racconta di come, all'origine dei tempi, Sri Visnu diede origine a tutte le cose create, attraverso l'opera di Brahma. L'episodio che riporteremo è tratto dal Padma Purana, capitolo 11: il dialogo tra Jaimini Rsi e Vyasadeva, suo maestro spirituale.

"All'alba della creazione, Narayana creò gli esseri mobili e immobili, e per assegnare a ciascuno le reazioni dei propri peccati e punire i miscredenti, creò Papapurusa, la personificazione del peccato. La sua testa era l'uccisione di un brahmana, gli occhi erano il consumo di sostanze inebrianti, la bocca era il furto di oro, le orecchie i rapporti illeciti con la moglie del guru, le braccia l'uccisione della mucca, il naso l'uccisione della propria moglie, il petto l'aborto, l'addome i rapporti con la sposa di altri, lo stomaco l'uccisione dei propri parenti, il collo il furto di beni accumulati, l'ombelico l'uccisione dei subordinati, la vita il glorificare se stessi, le cosce le offese al guru, i genitali il vendere la propria figlia, i glutei il raccontare le cose segrete, i piedi l'uccisione del proprio padre, i capelli i peccati minori."
Papapurusa (papa = peccato, purusa = personificazione) aveva il corpo nero e gli occhi gialli, era orribile a vedersi e molto potente. Visnu pensò allora di creare qualcuno che lo controllasse, così manifestò Yamaraja e Pitrloka, e Si recò a visitarli. Appena giunto, Visnu fu accolto degnamente da Yamaraja, chiamato anche Dharmaraja, ma ben presto udì dei pietosi lamenti provenire dalle regioni infernali. Yamaraja Gli spiegò che si trattava degli abitanti della terra, che a causa dei loro peccati erano caduti nelle regioni infernali. Sri Visnu, tanto misericordioso, pensò di essere il responsabile di quella sofferenza, poiché aveva creato le reazioni del peccato, perciò dal proprio corpo manifestò la divinità di Ekadasi. Così tutti, seguendo Ekadasi vrata, poterono tornare a Vaikuntha.
Papapurusa allora si avvicinò a Visnu, e dopo averGli offerto molte preghiere si gettò ai Suoi piedi scoppiando in lacrime. Visnu gli offrì allora una benedizione per consolarlo, e Papapurusa Gli chiese un luogo dove rifugiarsi, perché Ekadasi lo stava per distruggere completamente: senza di lui tutti sarebbero tornati subito a Vaikuntha, e nel mondo materiale non sarebbe rimasto nessuno ad assistere ai giochi degli avatara. Papapurusa aveva invano cercato rifugio in tutti i tre mondi, ma Ekadasi devi lo scacciava continuamente. Nella Sua bontà, Visnu lo consolò e gli permise di rifugiarsi, durante il giorno di Ekadasi, nei cereali e nei legumi. Ed è così che dal punto di vista spirituale, mangiare cereali e legumi nel giorno di Ekadasi equivale ad assorbire una notevole quantità di reazioni nefaste: addirittura Papapurusa stesso, la personificazione del peccato.















ABBONATEVI A
RITORNO A KRISHNA
TELEFONANDO AL
NUMERO
055-8076414

Dal mese di gennaio 1992 Ritorno a Krishna uscirà ogni due mesi















MONDI SOTTILI

La Realtà Che Non Si Vede E Non Si Tocca

di KRSNA CAITANYA DASA



figura:
Sudama Brahmana si avvicina alla città d'oro di Krsna. Nel cielo appaiono, da una spirale di acqua e nuvole, i mostri e i draghi che fanno eco alle difficoltà che il pellegrino incontra fino all'oro della sua vita: la realizzazione spirituale. (Sudama si avvicina alla Città d'Oro di Krsna, Punjab Hills, India 1785)



Sono anni che la sensibilità del mondo e della gente sembra aver riaperto canali a lungo, e per molti, ostruiti.
Nella prima metà degli anni sessanta si è innescato un processo evolutivo della sensibilità comune che rivela oggi nella società alcune mature mutazioni.
Pochi non si sono accorti che la rara esoterica erboristeria di quei tempi è ora "negozio di quartiere" ovunque, anche nei paesi.
Che è successo?
Sono proliferate diverse occasioni di aggregazione spirituale: ma vogliamo chiamarle così solo perché così vengono, sia pure a volte in termini che non ci trovano consezienti, sperimentate e raccontate da chi le vive.
Allora l'astrologia, la scienza dell'alimentazione, le pratiche metapsichiche, i mondi di frontiera, le rivelazioni iniziatiche, la conoscenza delle medicine tradizionali, la pratica delle arti marziali, la meditazione, lo yoga, la reincarnazione, l'alchimia, tutto questo ha preso rilevanza di costume e di "mercato" nel nostro mondo culturale.
Contemporaneamente si muove, potremmo dire "per corrispondenza", l'esperienza più profonda e sottile di quanti, più o meno discretamente, stanno da anni (o da vite) cercando di andare più in profondità, oltre quella che ad un certo punto appare come un'insopportabile superficialità.
Questo è il mondo incantato di chi coglie la Mistica dell'Esistenza, ed è il sogno e la speranza di chi la cerca.
Propulsore in queste aree della coscienza è la Fede, carburanti sono il Desiderio, l'Entusiasmo e la Conoscenza. Il campo d'azione è la Natura intesa, al modo dei sapienti rinascimentali, come pianeti, astri, animali, umori, stati di salute del corpo e dello spirito.
Il ricercatore scoprirà presto che il gusto della ricerca può astenersi nell'inalterato desiderio di approfondirla, e lascerà quindi i percorsi orizzontali per avventurarsi in quelli verticali.
In alto e nel profondo diventeranno direzioni da seguire come se vano apparisse, ad un certo punto, il vagare qua e là lateralmente.
L'aspirante yogi, il reflessologo, il medium, l'agopuntore, così come il reincarnato consapevole, il vegetariano motivato eticamente, il praticante dei vari tipi di meditazione non sapranno evitare di restare "legati" al basso mondo della materia, con tutte le sue effervescenti e affascinanti suggestioni, a meno che non tentino, cominciando con il desiderarlo intensamente, il cambio di direzione verso l'Alto e il Profondo, Attenzione, però, qui è necessaria una guida.
Maestri sufi e vedantici, alchimisti o sciamani la verità può essere rivelata soltanto da chi l'abbia vista.

tadviddhi pranipatena
pariprasnena sevaya
upadeksanti te jnanam
jnaninas tattvadarsinah

"Cerca di conoscere la verità avvicinando un maestro spirituale, ponigli delle
domande con sottomissione e servilo.
L'anima realizzata può rivelarti la conoscenza perché ha visto la verità" (B.g. 4.34)

Sulla via della perfezione tutto diventerà significante e l'oro alchemico di una
materia finalmente purificata non avrà
certo trascurato l'alchimista, a sua volta
purificato dalla relazione mistica di rimando, con l'elemento che si trasforma.
Crollano qui, e finalmente, le vie orizzontali "di superficie" che si rilevano
appunto come tali. Crollano qui impostori e sfruttatori,
falsi maestri e falsi discepoli.
Il prezzo da pagare è l'incapacità, ma anche per fortuna l'impossibilità, di muoversi verticalmente, in alto e nel profondo.
La sapiente regia del Supremo Architetto riesce comunque a garantire omogeneità e giustizia a chi si avventuri con umiltà e sincerità nella pratica dell'approfondimento spirituale e l'invito quindi al popolo dei ricercatori, a quello di cominciare almeno a desiderare il ripetitivo e vano moto di superficie.
Ogni approfondimento avvicina al centro, e sulla strada incontreremo la Percezione e la Comprensione di mondi paralleli e invisibili, sospesi come opportunità da cogliere, all'attenzione della coscienza purificata.
Ecco allora che gli effetti di superficie, il mercato della conoscenza, il servizio che rende inconsapevolmente la società dei consumi, potrà apparire, a beffa dell'ignoranza che lo consente, come ponte di uno svolgersi Superiore, effetto di cause molto distanti, distanti eppure vicine, come l'Amore che tutto muove, la Luce, la Persona Suprema.
Sarà insomma la visione che la nostra coscienza ci consente quella che avremo della realtà, e quella visione, di rimando, saprà più o meno affrancarci dalla sofferenza.

jnanavijnanatrptatma
kutastho vijitendriyah
yukta iti ucyate yogi
samalostrasmakancanah

"Si dice che una persona è situata nella realizzazione spirituale ed è chiamata yogi quando è pienamente soddisfatta grazie alla conoscenza e alla realizzazione acquisita. Tale persona è situata nella Trascendenza e possiede il controllo di sé. Vede ogni cosa  la zolla di terra, il sasso e l'oro  con occhio equanime". (B.g. 6.8)

Concluderemmo quindi nella piena consapevolezza che la Realtà che non si vede e non si tocca "ci" tocca comunque ed è per questo che dovremmo lavorare per conoscerla.
Questo lavorare tra l'altro, a volte aspro e difficile, schiude visioni spiritualistiche affascinanti, e "... fa vedere cose bellissime!"




figura:
Gli iniziati, nella tradizione egiziana, erano simboleggiati dallo scarabeo che vediamo percorrere la doppia spirale dell'alternata coagulazione e dissoluzione alchemica, e del passaggio dello spirito mondano che progredisce dalla sorgente iniziale, attraverso i sistemi planetari, fino al ritorno all'origine divina. (Athanasius Kircher, Germania 1653)



RIFERIMENTI:
Srila Prabhupada
Bhagavad-gita (Edizioni Bhaktivedanta).
Elmire Zolla
Le meraviglie della natura: introduzione dell'Alchimia (Marsilio Ed.  Cesare Medail "E il metallo s'innamorò dell'alchimista di Lugano" (Corriere della Sera 7.6.1991)















FESTA DELLA DOMENICA

La festa più bella del mondo

Visita un posto in cui danzare, cantare e suonare strumenti musicali per Dio è uno stile di vita.

Trascorri una serata con persone che tengono ai quesiti importanti della vita, e che ti possono far leggere dei libri con le risposte giuste.

Partecipa a una cerimonia antica di milioni di anni, che puoi imparare a fare anche a casa tua.

Assaggia uno squisito pranzo vegetariano cucinato per il Signore con ingredienti vegetariani freschissimi e servito gratuitamente in una gioiosa e congeniale atmosfera di festa.

Vieni anche tu alla Festa della Domenica!

Ogni domenica pomeriggio al centro Hare Krsna più vicino.


BERGAMO, Villaggio Hare Krishna (da Medolago strada per Terno) CHIGNOLO D'ISOLA, Tel. 035/490706

BOLOGNA
Via Ramo Barchetta 2, Castagnolo Minore, BENTIVOGLIO
Tel. 051/863924

BRESCIA - Hare Krishna Club - via G. Rosa 17 - Tel. 030/7400995

CATANIA
Centro Culturale Govinda - Via San Nicolò al Borgo, 28
Tel. 095/552252

FIRENZE
Villa Vrindavana
Via degli Scopeti, 108
San Casciano in Val di Pesa
Tel. 055/820054

MACERATA
Centro Nityananda
Contrada San Paterniano, 4
POTENZA PICENA
Tel. 0733/672314

NAPOLI
Via Vesuvio, 33/35  ERCOLANO
Tel. 081/7390398

PADOVA
Via Granze, 107  Camin
Tel. 049/760007

ROMA
Via Tor tre teste, 142
Tel. 06/262923

SVIZZERA ITALIANA
Bellinzona - Fattoria Nandagrama -
Contone
Tel. 0041-92/622747















I DIALOGHI DI SRILA PRABHUPADA

Vedere Dio

Questa intervista a Sua Divina Grazia A.C. Bhaktivedanta Swami Prabhupada fu fatta al tempio di Melbourne, Australia.



Intervistatore: Sua Divina Grazia, lo scopo della vita umana è realizzare Dio?
Srila Prabhupada: Si  è l'unico scopo.
Intervistatore: Srila Prabhupada, tu hai realizzato Dio?
Srila Prabhupada: Che cosa ne pensi? Qual è la tua opinione?
Intervistatore: Non so.
Srila Prabhupada: Allora se dico di sì, che cosa puoi capire? Se non ne sai nulla, anche se io dicessi "Sì, ho realizzato Dio", come la prenderesti? Se non sai che cos'è la realizzazione di Dio, come puoi fare questa domanda, e come potrà mai soddisfarti la risposta? Perciò non dovresti fare questa domanda. Non ha valore  a meno che, naturalmente, tu non sia pronto ad accettare qualsiasi risposta io ti dia. Ti senti pronto?
Intervistatore: Sì.
Srila Prabhupada: Allora va bene. Io vedo Dio in ogni momento (pausa). Ma se non sei pronto ad accettare la risposta, sarebbe meglio che non ponessi domande simili.
Intervistatore: Sua Divina Grazia, la meditazione è un mezzo per realizzare Dio?
Srila Prabhupada: Sì. La meditazione è un mezzo, ma tu ora non puoi meditare, perché non sai chi è Dio. Perciò in che modo mediteresti? Se non sai chi è Dio, su che cosa mediti? Prima di tutto devi sapere. Noi conosciamo Dio  Krsna  e Krsna dice, manmana bhava madbhaktah: "Pensa sempre a Me". Perciò noi meditiamo su Krsna. Questa è la meditazione perfetta perché meditazione significa pensare a Dio. Ma se non sai chi è Dio, come puoi pensare a Lui?
Intervistatore: In molte scritture è detto che Dio è luce.
Srila Prabhupada: Dio è tutto. Dio è anche buio. Noi diciamo che Dio è la persona da cui proviene ogni cosa. Perciò la luce viene da Dio e anche il buio viene da Dio.
Intervistatore: Pensi che la meditazione sia un modo per vedere Dio all'interno di se stessi?
Srila Prabhupada: Sì. Questa è la descrizione della meditazione. Dhyanavasthita-tad gatena manasa pasyanti yam yoginah: concentrando la mente lo yogi cerca di vedere Dio all'interno. Così devi sapere che cos'è Dio. Considera la nostra istituzione, l'ISKCON, per esempio. I miei discepoli sanno che cos'è Dio, così possono pensare a Dio. Ma se non hai alcuna idea su Dio, come puoi pensare a Lui?
Intervistatore: Questa via dello yoga devozionale bhaktiyoga  è la via per l'era attuale?
Srila Prabhupada: Sì, il bhaktiyoga è il vero yoga. Nella Bhagavad-gita, quando si descrive il metodo dello yoga, il Signore dice: "Lo yogi di prima classe è quello che pensa sempre a Me, Krsna, all'interno se stesso". Così ai nostri studenti viene insegnato a pensare sempre a Krsna, ventiquattr'ore al giorno, senza interruzione. Questo è yoga di prima classe.
Intervistatore: Se stai pensando a qualcosa devi prima averla vista. Tu mostri Krsna ai tuoi devoti?
Srila Prabhupada: Oh sì, certamente.
Intervistatore: Ah... bene...Cos'è Krsna? Che aspetto ha?
Srila Prabhupada: Guarda  ecco Krsna.
Intervistatore: Ma quello è un dipinto.
Srila Prabhupada: Sì, è un dipinto. Ma supponi di essere ritratto tu in quel dipinto. Io non potrei forse dire, "Questo è il signor tal dei tali"?
Intervistatore: Sì.
Srila Prabhupada: Allora perché no? Forse che la tua immagine non sei tu?
Intervistatore: Sì, lo è.
Srila Prabhupada: Allo stesso modo questo è un dipinto di Krsna. Ma la differenza è che non possiamo parlare con la tua immagine, ma possiamo parlare con il quadro di Krsna. Questa è la differenza.
Intervistatore: Però qualcuno deve aver visto Krsna per dipingerlo fedelmente.
Srila Prabhupada: Sì, quando Krsna era presente su questa Terra lo hanno visto molte persone. E da allora ci sono stati molti templi della divinità di Krsna, la forma di Krsna. La stessa forma descritta nella letteratura vedica appare personalmente e i devoti scolpiscono statue. Queste forme di Krsna sono adorate regolarmente. Ci sono migliaia e migliaia di templi di Krsna.
Intervistatore: Ma qualcuno ha visto effettivamente Krsna?
Srila Prabhupada: Sì, sì  proprio come tuo padre ha visto tuo nonno. Tu puoi non averlo visto, ma tuo padre può descrivertelo  "Mio padre era così." Che problema c'è?
Devoto: Lui ha chiesto se qualcuno ha visto Krsna adesso.
Srila Prabhupada: Come è possibile vederlo adesso? Lo si deve vedere attraverso la parampara, la successione disciplica. Se non hai visto tuo nonno, come puoi sapere chi era?
Intervistatore: Te ne parlano i tuoi genitori.
Srila Prabhupada: Sì. E così devi ricevere la conoscenza su Dio dalle autorità, dalla parampara.
Intervistatore: Ma si suppone che Krsna sia eterno, perciò Egli esiste sicuramente anche oggi.
Srila Prabhupada: Sì. Krsna esiste. Di notte il sole esiste, ma tu non hai gli occhi per vederlo. Questo non significa che il sole non esista. E' una tua mancanza  non riesci a vederlo.
Intervistatore: Per questo abbiamo bisogno di una visione divina?
Srila Prabhupada: Bisogna essere qualificati. Krsna esiste sempre ma devi essere qualificato per vederLo. Questo è descritto nelle Scritture vediche. Premanjana-cchuritabhaktivilocanena santah sadaiva hrdayesu vilokayanti: le persone sante, che hanno gli occhi spalmati del balsamo dell'amore e della devozione, nell'estasi d'amore con Krsna possono vederLo sempre, ventiquattrore su ventiquattro. Non è molto difficile da capire. Se ami qualcuno, lo vedi sempre. Non è così? E' necessario sentire amore. Allora Krsna sarà sempre visibile e parlerà con te. Per questo devi qualificarti per sentire Krsna, per vedere Krsna. Ma Krsna è sempre presente comunque.















Hare Krsna
Hare Krsna
Krsna Krsna
Hare Hare
Hare Rama
Hare Rama
Rama Rama
Hare Hare

Se una persona canta il Santo Nome del Signore, anche se lo fa per disperazione o senza il desiderio di farlo, tutte le conseguenze dei suoi peccati svaniscono, proprio come quando ruggisce un leone tutti gli animali più piccoli scappano per la paura.
Tratto dal Garuda Purana















Un tesoro di conoscenza spirituale

Il Libro di Krsna

La Bhagavad-gita così com'è

Il Nettare della devozione

Per informazioni: Bhaktivedanta Book Trust - Strada Bonazza 11 - 50028Tavarnelle Val di Pesa - Firenze
Telefono 055/8076414








fine del numero di novembre 1991.